giovedì, 17 settembre 2009

spigolature



                       Il potere del pensiero


                       è il potere


                       della Creazione.


                  §§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§
postato da: almaserena alle ore 10:13 | link | commenti
categorie: spigolature

SPIGOLATURE




                 Non stupitevi


                 del profumo di un fiore


                  ma siate voi stessi


                  un fiore.

                         
                       §§§§§§§§§§§§§§§§
postato da: almaserena alle ore 10:07 | link | commenti (1)
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domenica, 26 luglio 2009

Eccomi , mio caro "fratello"! come hai vissuto questa giornata? benissimo immagino!

ahahah da quell'adorabile bastardo che sei! Ma io, la tua

sorellina....(passami il diminutivo..dai...) ti voglio bene egualmente...lo

sai! Stassera ti voglio raccontare una storia...che ti divertira' assai

assai! Ne sono certa! Tu adori... le storie di Elfi, Fate e Gmoni....non e'

vero? ....Lo so..lo so', che in fondo non ci credi ma...."ci sono piu' cose

in terra e il cielo......"!

Dunque, sono dovuta andare..ad una riunione...parecchio triste: non proprio un

funerale...ma quasi! Se non ti conoscessi così bene...eviterei di

intristirti con questo raccontino ma....tu, ti divertirai...caro il mio

bellissimo  bastardo!.....(lo sai...che è tutto amore il mio...non è

vero?....sei tu che ti chiami cosi'.....)

Allora, ricordi quel Piccolo Elfo del Bosco Incantato? Bene: la poverina....se

n'è dovuta andare! Si...proprio! Andare!  Ora ti spiego: da ieri, che se ne stava, chiusa

dentro la corolla del suo fiore....a piangere (poverina...e' cagionevole di

Cuore...)e tutti gli altri Elfi, le Fate, gli Gnomi...li', sotto al suo

fiore,...a dirle....-" Piccolo Elfo...scendi..devi lavorare....ci sono tanti

sogni da consegnare....-"-

Ma l'Elfo...niente! Continuava a piangere, disperata, tanto che ad un certo

punto, anche la Grande Quercia ha cominciato a starnutire:infatti le lacrime

continuavano a scendere...a scendere...e stavano allagando tutta la piccola

valle, dove si tengono  le riunioni! ,(ricordi?....) Insomma...bisognava

proprio prendere misure..drastiche. Allora, è arrivato il GrandeVecchio

Saggio e con la sua voce autoritaria...ha chiamato:"Piccolo Elfo..scendi..te

lo ordino io!"!

   Insomma...alla fine l'Elfo  s'e presentata a lui: pallida, smunta, le

alucce spiegazzate, le piccole antenne pendenti! Insomma, un disastro.

All'intorno, tutto il mondo màgico adunato si sentiva sgomento... si

guardavo l'un l'altro...-"cosa mai le sarà accaduto?-" si chiedevano tutti.

    - Allora, piccolo Elfo, ora dimmi:che succede, che non sei già al lavoro?

Lo sai bene, il dovere attende:tutti i sogni devono esere consegnati, e in

giornata! Presto....rimettiti in sesto....asciugati gli occhi, pettinati i

capelli che sembrano un nido do vespe, dà una strizzatina alle tue ali che

 s'asciughino al sole, e vai! Vai a compiere la tua solita missione!

Gli uomini..aspettano!.-

   -O mio Signore....Grande Vecchio Saggio....non posso! non posso più! -

   -Come non puoi... Piccolo Elfo...sei stata creata per questo! E' vero,

che....insomma..ad essere sinceri....non sei mai stata....un esempio di

bravura....ma insomma....questo è il tuo dovere: portare qualche sogno...a

chi l'aspetta, perchè non ha più nulla per cui sognare!-

    - Non posso...non posso più, o Grande Vecchio Saggio: ho fallito! Ho

fallito la mia missione! Me ne andrò, conosco il mio castigo! Non temete,

voi tutti cari amici! Ecco il mio fagottello: solo le mie povere

cose....non porterò altro con me:  qualche lettera,scritta su queste foglia. alcune

immagini,ed una musica...! null'altro! solo questi ricordi!-

   - Ma mia cara... ma che dici! Non mi dirai...non mi dirai...che invece di

portare il sogno...te lo sei tenuta per te!.....inammissibile!-

   - Avanti parla sciagurata!-.....

...... urla la Grande quercia, mentre tutte le foglie abbriviscono! E la

foresta tutta...si scuote, in un tremore che pare un terromoto. Non s'era mai

sentito, d'un caso simile. Elfi, Fatine, Gnomi, si guardano fra loro, senza

osar di parlare. I fiori chiudono tutti assieme, le loro corolle, e le piccole

foglie appena spuntate si ritirano dentro le  gemme, i muschi sotto gli

alberi perdono la loro rugiada, i piccoli alati si rintanano nelle loro

profondità dentro gli alberi cavi mentre la luce...scompare!

   Ed ecco il piccolo Elfo...con la sua vocina ancora piu'

flebile....confessa, davanti all'assemblea riunita e stranita:

   - Confesso, è vero. Ho tenuto per me, un sogno che avrei dovuto

donare....Era  troppo bello, e dolce, e romantico! Non ho saputo

resistere...perdonate!-

    S'alza, solenne, la voce del Grande Vecchio Saggio...e le lacrime gli si

fermano in gola: non può farsene accorgere, ne andrebbe della sua dignita'.

   - Lo sai, vero, mio Piccolo Elfo sventato....cos'accadrebbe se tu restassi

qui, nel Bosco Incantato?.....tutti noi saremmo destinati a soccombere....e

la terra, resterebbe senza piu' alcuna màgìa! Capisci cara, non lo possiamo

permettere! Cosa ne sarebbe, dei poveri esseri mortali, la' sulla terra, dove

la vita è cosi' dura....senza un po' almeno dei nostri sogni? Senza di noi,

la terra sprofonderebbe, in un Magma di disperazione.   Lo sai vero, Piccolo

Elfo...troppo sognatore? Come hai potuto, anche solo immaginare....che un

sogno umano...ti potesse appartenere? Noi siamo immaginari, ma finche' gli

uomini e le donne non lo scoprioranno...esisteremo! Per loro...e per noi! Tu,

restando qui, ci condanneresti...tutti!-

   Ed ecco tante piccole voci...che s'alzano dalla Foresta Incantata...-"No!

No!...No!...non puo' essere! Noi siamo il sale della Terra! ...no! ...No!

No...non condannarci tutti, Piccolo Elfo..vattene!...allontanati...lasciaci

vivere!."

   Nascosta in un angolino, intanto io piangevo, lacrime appassionate! La pena

per il piccolo essere alato..era tanta ma....pensare ad un mondo senza

sogni...no...non potevo immaginarlo!


.... E l'ho vista allontanarsi, il Piccolo Elfo, sconsolato, le alucce basse e

non più splendenti. L'ho guardato, l'ho seguito anche un poco....temendo che

si voltasse: non avrei saputo più frenare le mie lacrime,!

Ma non si è voltato...nemmeno una volta, nemmeno per vedere, al suo

passaggio, i fili d'erba inchinarsi a lei, i fiori più nascosti fra il

muschio affacciarsi, per l'ultima volta, per vederla ancora un attimo.

Ed ad ogni passo, le piccole spalle diventavano più incurvate, i lunghi

capelli neri come ala di corvo, incanutivano:  sparsi sulle spalle scosse dai

singhiozzi! ....addio....addio...addio, s'udiva sossurrare da ogni parte nel

bosco....mentre la creatura, improvvisamente divenuta vecchissima....spariva

all'orizzonte, dietro un arcobaleno sbiadito.

 

Non e' una bella storia, caro il mio dolcissimo bastardo? Tu, che ami tutte le

donnè - l'hai detto tu stesso -, dello stesso amore appassionato....diverrai più popolare

ancora...raccontando questa bella fola.....le donne...tutte...amano spargere

lacrime, alle storie dolorose!

Ora ti lascio....nonostante tutto...viene da piangere anche a me!

ciao..serena notte....amor mio!....ops...scusa...dimenticavo....chissa'

quante ti chiamano in questo modo! ahahaha

 

postato da: almaserena alle ore 09:34 | link | commenti
categorie: lettere damore sogni
martedì, 02 giugno 2009

Una parola, detta per caso, per scherzo forse: eppure ti entra dentro e ti strozza.
 
Una parola e tutto ritorna, e ti accorgi che non hai saputo ancora perdonare.

Una parola, una parola scivolata senza forse l'intento di ferire,  le tue, di ferite, sanguinano

come allora: non hai perdonato! Non hai nemmeno dimenticato, ma solo cacciato a forza

giù, nel buio profondo della tua anima.

Chi mai potrà insegnarmi  a perdonare? Con l'intelletto è facile, il difficile è saperlo

fare con il cuore.
postato da: almaserena alle ore 19:29 | link | commenti (1)
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domenica, 31 maggio 2009

   E’ tanto, che non scrivo sul mio blog: non perché non ho nulla da dire, ma al contrario, ne avrei anche troppo.

   E allora? Perché non lo fai?

Perché stò tentando di capirci qualcosa!

postato da: almaserena alle ore 09:59 | link | commenti (2)
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mercoledì, 15 aprile 2009

In certi momenti....

   In certi momenti, sembra che l'erta sia roppo faticosa.....

 

Da Yogi Ramacharaka


….come le azioni seguono i pensieri, così gli effetti dei azioni seguono le azioni. Ma dal momento che le azioni sono generate dai pensieri, il vero effetto delle azioni è l’effetto dei pensieri.

   Oggi siamo quello che siamo, perché nelle vite passate abbiamo fatto o abbiamo tralasciato di fare determinate cose; ora non vediamo che l’effetto delle nostre azioni passate, dei nostri desideri realizzati. Ciò non vuol dire che siamo “puniti”,  la Legge non conosce punizioni, ma abbiamo desiderato agire in un determinato modo per quanto possibile ed ora ne subiamo le conseguenze. Stiamo curando adesso la bruciatura di un dito messo sul fuoco. Forse era un attaccamento negativo a DETERMINARE LE COSE, CHE HA PRODOTTO DETERMINATI EFFETTI PIU’ O MENO SPIACEVOLI, MA TUTTAVIA BUONI perché C’INSEGNANO CHE IL NOSTRO DESIDERIO, IN REALTA’ NON ERA NECESSARIO E CHE QUINDI NON DOBBIAMO RIPETERE L’ERRORE DI DESIDERARLO ANCORA. . Scomparirà completamente la nostra pena, non appena ne comprenderemo la vera natura……..

……” Ma come si può evitare tutto ciò se si deve agire nel mondo? Come si può sfuggire agli effetti delle azioni?”

-         Prendendo parte al grande “giuoco” della vita, vivendo nelle vicende, facendo ogniuno del proprio meglio, ma tenendo bene a mente di non attaccarsi ai frutti delle proprie azioni. Assolvere ogniuno il proprio compito, serenamente, ma non dimenticare mai che i risultati non hanno reale importanza.-

-         …. Ma chi accoglierà questo insegnamento saprà comprendere e lottare anche vivendo in mezzo al generale tumulto, le loro anime rimarranno distaccate, osservando e vigilando. Essi vivranno la stessa vita, faranno le stesse cose dei loro fratelli meno evoluti, ma la loro partecipazione sarà solo apparente; conoscendo la verità saranno liberi, non correranno il rischio di venire inghiottiti nell’ingranaggio del meccanismo della Legge di casualità….

-         …… La prima regola che un Karma Yogi deve imparare è che egli  è una un’unità nell’intricato Piano della Vita. Deve collaborare e deve saper mantenere il posto che occupa in esso. >Ogniuno di noi ha il dovere di dover recitare la propria parte nel migliore dei modi.

 

…. L’uomo veramente libero realizza la propria felicità traendola da se stesso e non dall’esterno; il principio del distacco, cioè, non è che si debba reprimere ogni gioia, anzi, inseguirla fedelmente, sarà causa di maggior godimento di ogni cosa. (libertà del Buddha)

 

….L’audacia del mistico è totale; egli sa che la felicità non dipende da particolari condizioni, ogni situazione si risolverà nel migliore dei modi perché sa di poggiare su solide basi, e di avere dietro di sè il potere dell’Universo………………

 

             SE IL TUO ANIMO SI RITRAE ALL’INUTILE AGITAZIONE TERRENA, SE TI RENDI CONSAPEVOLE DELLA CRUDELTA’, DELLE INGIUSTIZIE  CHE TI CIRCONDANO, RITIRATI PER UN ATTIMO NEL SILENZIO DEL TUO PIU’ PROFONDO “IO”. Non lanciare grida di dolore ed angoscia, non ti scoraggiare, non temere la sia giunta la fine. SOLTANTO CHI E’ CONSAPEVOLE DEL VERO SIGNIFICATO DELLA VITA, COMPIE NEL MIGLIORE DEI MODI IL PROPRIO LAVORO. Ritorna quindi in mezzo al mondo, esegui ciò che devi, adempi ai tuoi doveri come si presentano. Ogni cosa ha un significato e tutto esiste per l’evolversi e della tua anima e dell’umanità. Ma fai attenzione, non lasciarti tentare dai risultati immediati della tua azione,  dal desiderio di essere ricompensato. Fa che il tuo occhio e la tua mente siano limpidi e puri. Non illuderti di poter evitare il tumulto della folla, ma, come è detto nella LUCE SUL SENTIERO, benché tu combatta, non essere tu il guerriero; opera, agisci se il tuo Karma te lo ordina; non puoi sfuggire, devi esaurire vivendo il tuo Karma; è il solo modo per evitare agitazioni, turbamenti.

      “C’è una ricerca della felicità da portare avanti, che non lega l’anima che ha fede; adempi a questo dovere libero dal desiderio e raggiungerai il tuo fine celeste” (Bhagavad Gita)

postato da: almaserena alle ore 21:12 | link | commenti
categorie: percorsi spirituali
mercoledì, 01 aprile 2009

 Quando sembra di non aver più nulla da dire.

 

 

 

 

                                                       Se vuoi vivere

 

 

 

                                           Se vuoi vivere

                                           non   guardare

                                                 mai

                                           dentro di te.

                                          Se vuoi vivere

                                          non ascoltare

                                                 mai

                                          la tua anima.

                                          Se vuoi vivere

                                          non volere

                                                mai                                

                                             la verita'.

                                          Se vuoi vivere

                                          chiudi la porta

                                          del tuo cuore.

                                          Se vuoi vivere

                                          non credere

                                               a nulla.

                                          Se vuoi vivere

                                           mentisci

                                           sempre

                                          anche a te stesso.

 

 

 

 

 

                                                                                     Alma Serena Guolo

  

 

 

 

                                     

                                               Paura

 

 

                                     Buio

                                     Paura

                                     Ombre minacciose

                                     Sudore gelido

                                     Odore di morte.

                                     Paura

                                     Terrore

                                     Guizza una luce

                                     Si spegne.

                                     Lontana.

                                     Vicina.

                                     Silenzio.

                                     Ombre paurose

                                      incombono

                                      avanzano

                                      mi schiacciano.

                                      E' nulla.

                                      Nebbia gelata.

                                      Gorgoglìo di acque.

                                      Buio

                                      Paura

                                      Un frèmito:

                                       cosa?

                                       Un gemito:

                                       chi?

                                       Solitudine

                                       Eco di silenzio.

                                       Il cuore che batte

                                       forte

                                       impazzito.

                                       Un respiro.

                                       Un ànsito.

                                       Voglia di fuggire.

 

 

                                                                                   Alma Serena Guolo

 

                      

 

 

                                                  Vorrei

  

 

                                        Vorrei  poter   volare

                                                   non ho ali.

                                        Vorrei   poter   gridare

                                                   non ho voce.

                                         Vorrei   poter   sperare

                                                   ma che cosa?

                                         Vorrei    scaldarmi   al sole

                                                   il sole e' freddo.

                                         Vorrei    bere   la pioggia

                                                   il cielo e' muto.

                                         Vorrei   saper   amare

                                                   non ho amore.

                                           Vorrei   voler    odiare

                                                    non so' come.

                                         Vorrei    poter   donare

                                                la mano e' vuota.

                                         Vorrei   saper aspettare

                                                    non so cosa.

                                 

                                        

 

 

                                                                           Alma Serena Guolo

 

 

 

 

 

 

 

 

                                  

                                                                                                                                                                                                                                                                         

 

postato da: almaserena alle ore 09:01 | link | commenti (3)
categorie: amarezze
martedì, 24 marzo 2009

DI   “CHOGYAM TRUNGPA”; SHAMBHALA- La via sacra del guerriero.

 

 

“Ciò a cui il guerriero rinuncia è tutto ciò che nella sua esperienza costituisce una barriera tra lui e gli altri. In altre parole, rinunciare significa rendersi più disponibili, più benevoli e aperti nei confronti degli altri”

 

 

 

 

 

……….Il guerriero che ha compiuto una rinuncia totale è completamente nudo e aperto, addirittura senza pelle o tessuto. Ha rinunciato a indossare una nuova corazza o a farsi crescere una pelle spessa, quindi ossa e midollo sono esposti al mondo. E’ in grado di essere ciò che è, senza provare timore.

A questo punto, dopo aver rinunciato completamente alla sua intimità e comodità, il guerriero, paradossalmente, si sente più solo. E’ come un’isola, sola in mezzo ad un lago. Traghetti occasionali e pendolari vanno avanti e indietro dalla spiaggia all’isola, ma tutta questa attività non fa che esprimere ancor più l’isolamento, la solitudine dell’isola. Sebbene il guerriero dedichi la vita ad aiutare gli altri, si rende conto che non potrà mai dividere tutta la sua esperienza con gli altri. La pienezza dell’esperienza infatti è solo sua ed egli deve vivere con la sua verità. Tuttavia il suo amore per il mondo cresce sempre di più. Questa unione di rapporto amoroso e isolamento è ciò che lo rende capace di perseverare nell’aiutare gli altri. Rinunciando al suo mondo privato, il guerriero scopre un universo più vasto e un cuore sempre più infranto. Tutto ciò non è motivo di tristezza bensì di gioia. Significa entrare nel mondo del guerriero.

postato da: almaserena alle ore 11:46 | link | commenti
categorie: ho letto
martedì, 17 marzo 2009

ORRORE...............

Mi vergogno di appartenere alla razza umana.

Mi vergogno  e piango, mi vergogno e mi copro il viso con le mani che remano: l'ORRORE di essere io pure, parte del Tutto che Tutto anima,colpevole di quella follia di poveri esseri impazziti di paura: un branco di cani che sbranano, dilaniano, tentando di cancellare per cibasi, proprio coloro che si ritengono superiori a loro.
 
   Mi vergogno! Mi vergogno e stringo i palmi delle mani che tremano, contro il rumore del mio cuore, che pare percuotermi la carne, nel petto. Non riesco a non vedere, con gli occhi della disperazione, la rabbia, la puara, la follia e la fame, ed il dolore atroce, la paura senza nome di quelle carni innocenti lacerate con terribile frenesia, da esseri che solo questo hanno conosciuto da noi: rabbia, paura, follia e cattiveria.
 
   Mi vergogno e non sò nemmeno piangere più, oltre ai brevi terribili singhiozzi appena usciti dalla mia gola.
Siamo tutti colpevoli, noi che ci crediamo superiori ad ogni altro essere vivente nell'Universo, e che sappiamo solo insozzare di sangue e vomito la Grazia che non ci meritiamo.
  Mi vergogno: saranno tutti abbattuti e sarà pure necessario: abbiamo vomitato degli inconsapevoli mostri assetati di sangue. Ma da chi hanno appreso la bile amara dell'odio? Da noi, che li abbiamo abbandonati, affamati, umiliati ed ingannati.
. Mi vergogno perchè siamo noi i colpevoli, tutti noi.
   Mi vergogno e sofffro per quel morticino, per la sua mamma ed il suo papà, per tutti coloro che l'amavano. E soffro per una povera giovane che forse -sfregiata irimediabilmente- pederà anche la vita ed imparerà solo ad odiare. Eppure ella stessa fà parte di questa nostra razza maledetta, novella Gomorra che spalanca il baratro di un inferno senza fine.

   Mi vergogno di ciò che siamo diventati, e sono cosciente che non esiste  colpa di uno solo, ma che anzi, la colpa dell'orrore che ci sostiene, è di tutti: nessuno escluso!

   Perdono! vorrei poter chiedere perdono: ma non c'è alcuno a cui rivolgersi, se non alla nostra Essenza dimenticata e che ormai si ritrae, lasciandoci vuoti.

PERDONO! PERDONO! Ma non c'è possibilità di pedono per un'Umanità come questa.
postato da: almaserena alle ore 20:41 | link | commenti (5)
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venerdì, 20 febbraio 2009

Ricordi di ieri


IERI........

su, mamma, sei pronta?-

La mamma si fa sulla porta che immette nell'altro ambiente:

Eccomi! Eccomi! Volevo solo darmi un po' di profumo!

Manca poco a mezzogiorno, e laggiù, dove ci aspettano, in quella grande e solida casa di campagna, al tocco...ci si mette a tavola!

Chiudo la porta dell'appartamento nel quale viviamo; è un palazzotto antico, molto antico, ma senza alcuno sfarzo. Mi hanno detto che forse, una volta c'era un convento di suore: sarà vero? Le scale che scendiamo sono ripide e faticose, prima di immetterci in un ampio corridoio, come s'usava una volta. La mamma scende subito dietro a me, tenendosi al corrimano, timorosa sempre d'incespicare.

Non è bella davvero, questa casa molto trascurata, proprio nel centro della cittadina, eppure per me- che ci sono venuta dopo le mille traversìe della mia vita- è la sola, vera casa,che abbia abitato. Mio padre, tanti anni fa, quando vi approdarono dopo un lungo peregrinare di una vita sofferta e difficile,seppe trarre da due grandi stanze dalle proporzioni e dalla disposizione inusuali, un ambiente dal vero sapore di “casa”. Ogni volta che, rientrando da fuori, ne varco la soglia, il fiato grosso per aver salito in fretta fino al secondo piano, il color giallo della tapezzeria alle pareti, dei globi di vetro del lampadario,pure di un bel colore solare, sembrano risplendere, illuminando l'allegrezza dell'ambiente, dove cuscini coloratissimi e la fodera del divano accanto alla finestra, creano quell'insieme affettuoso. Il mio babbo era daltonico, e vedeva solo quel colore e la mamma, adorava i colopri vivaci, i fiori stampati sulle stoffe, proprio come amava cucire i begli abiti variopinti nei quali era maestra!

La giornata è limpida, nel sole olmai alto ed i vecchi palazzotti che costeggiano la strada, sono già ornati di geranei rosseggianti alle anguste finestre. La nostra piccola utilitaria ci aspetta al margine dell'inesistente marciapiedi. Le campane della chiesa vicina snodano i loro rintocchi gioiosi: annunciano l'Elevazione a tutti coloro che la vogliono sentire. Il frullo improvviso di alcuni piccioni fra i tetti bassi. Un buon profumo appetitoso sfuggito da qualche cucina.

Il tragitto è breve, e si snoda fra i campi dove l'erba nuova è ingioiellata di ranuncoli gialli, margheritine timide e pozzanghere azzurre di quei fiorellini chiamati “Occhi della Madonna”. Procedo adagio per potermi godere la vista della primavera ormai inoltrata; anche le viti ormai fioriscono e le zolle al di sotto luccicano ancora della brina notturna, non ancora asciugata dal sole.

Rammento! Questa stessa strada, quante volte l'ho percorsa con la mia biciclettina azzurra ( un colore assurdo che era servito a nasconderne la vecchiezza) pedalando adagio, perchè la mia “nonna Piccina” mi sgambettava dietro. Povera nonnina! Non era mai andata su di una bicicletta, in tutta la sua vita!

Ecco l'angolo dove la strada svolta a sinistra, e come sempre, ricordo con nostalgia la Madonnina di ceramica che c'era a quei tempi, semisepolta dai rami invadenti di un roseto.

Ora non c'è più, come tante, troppe cose di quei tempi lontani, sono mutate.

Lancio un breve sguardo al mio fianco, e sorrido rispondendo al sorriso solo un poco velato della mia mamma, mentre ci avviciniamo alla grande casa dai mattoni rossi.

Quanta importanza ha avuto questa casa per tutti noi: sono certa che lo stesso pensiero affettuoso si sia affacciato dietro gli occhi già sorridenti di mamma.

Se gli anni della guerra non sono stati così tragici per me, lo devo al tempo che ho trascorso qui, assieme ai miei cari nonni. Loro hanno certamente avuto le mille paure e le mille angosce che quei tempi terribili portavano ogni giorno, eppure sono riusciti a nasconderli a me piccina.


Ricordi che s'affollano, che turbinano attorno a me, in uno svolgersi velocissimo d'immagini sempre vive.

Come avranno fatto ad esempio, quella volta in cui alcuni giovanissimi soldati tedeschi in fuga dal fronte, si affacciarono alla porta di casa, a non comunicarmi lo spavento che prese tutti, facendoci rintanare al piano di sopra, nel granaio, dove intere famiglie si erano rifugiate. Infatti, solo i nonni e la mia zietta Irma, ebbero il coraggio di fronteggiarli, cercando di placarne l'evidente disperazione e limitandone la furia. Il nonno riuscì a capire che erano affamati – e non era mica difficile- e disse alla “nonna Piccina” di mettersi alla madia ad impastar piadine.

Di sopra, tutti gli altri sapevano solo tremare di paura e...tacere, soprattutto cercando di non far fare alcun rumore ai bambini essi stessi impauriti dai grandi.

Mentre nonna impastava e “tirava” una dopo l'altra le classiche “piadine” rotonde, nonno le andava stendendo sulla piastra di ghisa della cucina a legna, dove in pochi minuti si cuocevano. Seppi in seguito che spillò anche un poco di vino leggero (quello che usualmente si chiamava “vinello”, per non farli ubriacare) mentre i soldati s'abbuffavano, senza più pensare a cercar di rubare altro.

Sicuramente ci salvarono tutti quanti eravamo, nascosti lassù nel granaio.

La storia finì verso sera, dopo che la mia zietta Irma dovette lavare in un mastellone tutta la roba imbrattata che i soldati le avevano affidato, mentre, finalmente sazii si erano addormentati stremati, buttati lì sul pavimento, dove si trovavano.

Naturalmente la maggior parte di questo racconto ci venne dopo, assieme al particolare della “nonna Piccina” mentre salvava – tenendolo per la codina- l'unico maialino dello staio, che strillava a più non posso, mentre i soldati tentavano di rubarcelo. Non vidi, ma quel racconto poi lo sentii ridire cento volte, la sera, nella stalla calda, dove ci rifugiavamo prima di andare a dormire.

Il ruminare negli stalli, lento e metodico dei buoi accompagnavano i discorsi dei “grandi” che via via si affievolivano, mano a mano che noi bambini cedevamo al sonno.

Quell'immagine nonostante il pericolo che si porta dietro, mi fa sempre sorridere: la nonna era davvero piccina, un “soldo di cacio” come si dice, eppure per salvare quel bene prezioso per tutti noi, era riuscita a mettere in fuga quei poveri disgraziati in fritirata.. Certo la vicinanza e l'esempio del suo tanto amato e quasi deificato uomo, le aveva fatto trovare il coraggio.

Ma eccoci arrivate e posteggio la mia piccola auto in cortile, proprio sotto il grande albero di fico già adornato delle prime gemme.


postato da: almaserena alle ore 10:37 | link | commenti (1)
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Soffro-mentre riscrivo il mio profilo- di una momentanea sidrome di malsana sincerità: ed ecco il risultato: mentre qualche volta, sono certa d'essere ciò che vorrei essere, spesso sono solo ciò che riesco, ad essere. E...hoimè....il risultato è assai deludente, nemmeno modesto! confido nella simpatia degli amici! SE ne ho. se non ne ho significa che non ne merito! ATTENZIONE********************** La presente opera è di proprietà dell'autore ai sensi degli artt. 1 e 2 della Legge 22 aprile 1941, n. 633. La medesima legge, all'art. 171, sanziona penalmente la condotta di chi, senza il consenso dell'autore, riproduce, trascrive, diffonde o pone in commercio l'opera altrui. Inoltre, questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001

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