ahahah da quell'adorabile bastardo che sei! Ma io, la tua
sorellina....(passami il diminutivo..dai...) ti voglio bene egualmente...lo
sai! Stassera ti voglio raccontare una storia...che ti divertira' assai
assai! Ne sono certa! Tu adori... le storie di Elfi, Fate e Gmoni....non e'
vero? ....Lo so..lo so', che in fondo non ci credi ma...."ci sono piu' cose
in terra e il cielo......"!
Dunque, sono dovuta andare..ad una riunione...parecchio triste: non proprio un
funerale...ma quasi! Se non ti conoscessi così bene...eviterei di
intristirti con questo raccontino ma....tu, ti divertirai...caro il mio
bellissimo bastardo!.....(lo sai...che è tutto amore il mio...non è
vero?....sei tu che ti chiami cosi'.....)
Allora, ricordi quel Piccolo Elfo del Bosco Incantato? Bene: la poverina....se
n'è dovuta andare! Si...proprio! Andare! Ora ti spiego: da ieri, che se ne stava, chiusa
dentro la corolla del suo fiore....a piangere (poverina...e' cagionevole di
Cuore...)e tutti gli altri Elfi, le Fate, gli Gnomi...li', sotto al suo
fiore,...a dirle....-" Piccolo Elfo...scendi..devi lavorare....ci sono tanti
sogni da consegnare....-"-
Ma l'Elfo...niente! Continuava a piangere, disperata, tanto che ad un certo
punto, anche
continuavano a scendere...a scendere...e stavano allagando tutta la piccola
valle, dove si tengono le riunioni! ,(ricordi?....) Insomma...bisognava
proprio prendere misure..drastiche. Allora, è arrivato il GrandeVecchio
Saggio e con la sua voce autoritaria...ha chiamato:"Piccolo Elfo..scendi..te
lo ordino io!"!
Insomma...alla fine l'Elfo s'e presentata a lui: pallida, smunta, le
alucce spiegazzate, le piccole antenne pendenti! Insomma, un disastro.
All'intorno, tutto il mondo màgico adunato si sentiva sgomento... si
guardavo l'un l'altro...-"cosa mai le sarà accaduto?-" si chiedevano tutti.
- Allora, piccolo Elfo, ora dimmi:che succede, che non sei già al lavoro?
Lo sai bene, il dovere attende:tutti i sogni devono esere consegnati, e in
giornata! Presto....rimettiti in sesto....asciugati gli occhi, pettinati i
capelli che sembrano un nido do vespe, dà una strizzatina alle tue ali che
s'asciughino al sole, e vai! Vai a compiere la tua solita missione!
Gli uomini..aspettano!.-
-O mio Signore....Grande Vecchio Saggio....non posso! non posso più! -
-Come non puoi... Piccolo Elfo...sei stata creata per questo! E' vero,
che....insomma..ad essere sinceri....non sei mai stata....un esempio di
bravura....ma insomma....questo è il tuo dovere: portare qualche sogno...a
chi l'aspetta, perchè non ha più nulla per cui sognare!-
- Non posso...non posso più, o Grande Vecchio Saggio: ho fallito! Ho
fallito la mia missione! Me ne andrò, conosco il mio castigo! Non temete,
voi tutti cari amici! Ecco il mio fagottello: solo le mie povere
cose....non porterò altro con me: qualche lettera,scritta su queste foglia. alcune
immagini,ed una musica...! null'altro! solo questi ricordi!-
- Ma mia cara... ma che dici! Non mi dirai...non mi dirai...che invece di
portare il sogno...te lo sei tenuta per te!.....inammissibile!-
- Avanti parla sciagurata!-.....
...... urla
foresta tutta...si scuote, in un tremore che pare un terromoto. Non s'era mai
sentito, d'un caso simile. Elfi, Fatine, Gnomi, si guardano fra loro, senza
osar di parlare. I fiori chiudono tutti assieme, le loro corolle, e le piccole
foglie appena spuntate si ritirano dentro le gemme, i muschi sotto gli
alberi perdono la loro rugiada, i piccoli alati si rintanano nelle loro
profondità dentro gli alberi cavi mentre la luce...scompare!
Ed ecco il piccolo Elfo...con la sua vocina ancora piu'
flebile....confessa, davanti all'assemblea riunita e stranita:
- Confesso, è vero. Ho tenuto per me, un sogno che avrei dovuto
donare....Era troppo bello, e dolce, e romantico! Non ho saputo
resistere...perdonate!-
S'alza, solenne, la voce del Grande Vecchio Saggio...e le lacrime gli si
fermano in gola: non può farsene accorgere, ne andrebbe della sua dignita'.
- Lo sai, vero, mio Piccolo Elfo sventato....cos'accadrebbe se tu restassi
qui, nel Bosco Incantato?.....tutti noi saremmo destinati a soccombere....e
la terra, resterebbe senza piu' alcuna màgìa! Capisci cara, non lo possiamo
permettere! Cosa ne sarebbe, dei poveri esseri mortali, la' sulla terra, dove
la vita è cosi' dura....senza un po' almeno dei nostri sogni? Senza di noi,
la terra sprofonderebbe, in un Magma di disperazione. Lo sai vero, Piccolo
Elfo...troppo sognatore? Come hai potuto, anche solo immaginare....che un
sogno umano...ti potesse appartenere? Noi siamo immaginari, ma finche' gli
uomini e le donne non lo scoprioranno...esisteremo! Per loro...e per noi! Tu,
restando qui, ci condanneresti...tutti!-
Ed ecco tante piccole voci...che s'alzano dalla Foresta Incantata...-"No!
No!...No!...non puo' essere! Noi siamo il sale della Terra! ...no! ...No!
No...non condannarci tutti, Piccolo Elfo..vattene!...allontanati...lasciaci
vivere!."
Nascosta in un angolino, intanto io piangevo, lacrime appassionate! La pena
per il piccolo essere alato..era tanta ma....pensare ad un mondo senza
sogni...no...non potevo immaginarlo!
.... E l'ho vista allontanarsi, il Piccolo Elfo, sconsolato, le alucce basse e
non più splendenti. L'ho guardato, l'ho seguito anche un poco....temendo che
si voltasse: non avrei saputo più frenare le mie lacrime,!
Ma non si è voltato...nemmeno una volta, nemmeno per vedere, al suo
passaggio, i fili d'erba inchinarsi a lei, i fiori più nascosti fra il
muschio affacciarsi, per l'ultima volta, per vederla ancora un attimo.
Ed ad ogni passo, le piccole spalle diventavano più incurvate, i lunghi
capelli neri come ala di corvo, incanutivano: sparsi sulle spalle scosse dai
singhiozzi! ....addio....addio...addio, s'udiva sossurrare da ogni parte nel
bosco....mentre la creatura, improvvisamente divenuta vecchissima....spariva
all'orizzonte, dietro un arcobaleno sbiadito.
Non e' una bella storia, caro il mio dolcissimo bastardo? Tu, che ami tutte le
donnè - l'hai detto tu stesso -, dello stesso amore appassionato....diverrai più popolare
ancora...raccontando questa bella fola.....le donne...tutte...amano spargere
lacrime, alle storie dolorose!
Ora ti lascio....nonostante tutto...viene da piangere anche a me!
ciao..serena notte....amor mio!....ops...scusa...dimenticavo....chissa'
quante ti chiamano in questo modo! ahahaha
E’ tanto, che non scrivo sul mio blog: non perché non ho nulla da dire, ma al contrario, ne avrei anche troppo.
E allora? Perché non lo fai?
Perché stò tentando di capirci qualcosa!
Da Yogi Ramacharaka
….come le azioni seguono i pensieri, così gli effetti dei azioni seguono le azioni. Ma dal momento che le azioni sono generate dai pensieri, il vero effetto delle azioni è l’effetto dei pensieri.
Oggi siamo quello che siamo, perché nelle vite passate abbiamo fatto o abbiamo tralasciato di fare determinate cose; ora non vediamo che l’effetto delle nostre azioni passate, dei nostri desideri realizzati. Ciò non vuol dire che siamo “puniti”,
……” Ma come si può evitare tutto ciò se si deve agire nel mondo? Come si può sfuggire agli effetti delle azioni?”
- Prendendo parte al grande “giuoco” della vita, vivendo nelle vicende, facendo ogniuno del proprio meglio, ma tenendo bene a mente di non attaccarsi ai frutti delle proprie azioni. Assolvere ogniuno il proprio compito, serenamente, ma non dimenticare mai che i risultati non hanno reale importanza.-
- …. Ma chi accoglierà questo insegnamento saprà comprendere e lottare anche vivendo in mezzo al generale tumulto, le loro anime rimarranno distaccate, osservando e vigilando. Essi vivranno la stessa vita, faranno le stesse cose dei loro fratelli meno evoluti, ma la loro partecipazione sarà solo apparente; conoscendo la verità saranno liberi, non correranno il rischio di venire inghiottiti nell’ingranaggio del meccanismo della Legge di casualità….
- …… La prima regola che un Karma Yogi deve imparare è che egli è una un’unità nell’intricato Piano della Vita. Deve collaborare e deve saper mantenere il posto che occupa in esso. >Ogniuno di noi ha il dovere di dover recitare la propria parte nel migliore dei modi.
…. L’uomo veramente libero realizza la propria felicità traendola da se stesso e non dall’esterno; il principio del distacco, cioè, non è che si debba reprimere ogni gioia, anzi, inseguirla fedelmente, sarà causa di maggior godimento di ogni cosa. (libertà del Buddha)
….L’audacia del mistico è totale; egli sa che la felicità non dipende da particolari condizioni, ogni situazione si risolverà nel migliore dei modi perché sa di poggiare su solide basi, e di avere dietro di sè il potere dell’Universo………………
SE IL TUO ANIMO SI RITRAE ALL’INUTILE AGITAZIONE TERRENA, SE TI RENDI CONSAPEVOLE DELLA CRUDELTA’, DELLE INGIUSTIZIE CHE TI CIRCONDANO, RITIRATI PER UN ATTIMO NEL SILENZIO DEL TUO PIU’ PROFONDO “IO”. Non lanciare grida di dolore ed angoscia, non ti scoraggiare, non temere la sia giunta la fine. SOLTANTO CHI E’ CONSAPEVOLE DEL VERO SIGNIFICATO DELLA VITA, COMPIE NEL MIGLIORE DEI MODI IL PROPRIO LAVORO. Ritorna quindi in mezzo al mondo, esegui ciò che devi, adempi ai tuoi doveri come si presentano. Ogni cosa ha un significato e tutto esiste per l’evolversi e della tua anima e dell’umanità. Ma fai attenzione, non lasciarti tentare dai risultati immediati della tua azione, dal desiderio di essere ricompensato. Fa che il tuo occhio e la tua mente siano limpidi e puri. Non illuderti di poter evitare il tumulto della folla, ma, come è detto nella LUCE SUL SENTIERO, benché tu combatta, non essere tu il guerriero; opera, agisci se il tuo Karma te lo ordina; non puoi sfuggire, devi esaurire vivendo il tuo Karma; è il solo modo per evitare agitazioni, turbamenti.
“C’è una ricerca della felicità da portare avanti, che non lega l’anima che ha fede; adempi a questo dovere libero dal desiderio e raggiungerai il tuo fine celeste” (Bhagavad Gita)
Se vuoi vivere
Se vuoi vivere
non guardare
mai
dentro di te.
Se vuoi vivere
non ascoltare
mai
la tua anima.
Se vuoi vivere
non volere
mai
la verita'.
Se vuoi vivere
chiudi la porta
del tuo cuore.
Se vuoi vivere
non credere
a nulla.
Se vuoi vivere
mentisci
sempre
anche a te stesso.
Alma Serena Guolo
Paura
Buio
Paura
Ombre minacciose
Sudore gelido
Odore di morte.
Paura
Terrore
Guizza una luce
Si spegne.
Lontana.
Vicina.
Silenzio.
Ombre paurose
incombono
avanzano
mi schiacciano.
E' nulla.
Nebbia gelata.
Gorgoglìo di acque.
Buio
Paura
Un frèmito:
cosa?
Un gemito:
chi?
Solitudine
Eco di silenzio.
Il cuore che batte
forte
impazzito.
Un respiro.
Un ànsito.
Voglia di fuggire.
Alma Serena Guolo
Vorrei
Vorrei poter volare
non ho ali.
Vorrei poter gridare
non ho voce.
Vorrei poter sperare
ma che cosa?
Vorrei scaldarmi al sole
il sole e' freddo.
Vorrei bere la pioggia
il cielo e' muto.
Vorrei saper amare
non ho amore.
Vorrei voler odiare
non so' come.
Vorrei poter donare
e la mano e' vuota.
Vorrei saper aspettare
non so cosa.
Alma Serena Guolo
DI “CHOGYAM TRUNGPA”; SHAMBHALA- La via sacra del guerriero.
“Ciò a cui il guerriero rinuncia è tutto ciò che nella sua esperienza costituisce una barriera tra lui e gli altri. In altre parole, rinunciare significa rendersi più disponibili, più benevoli e aperti nei confronti degli altri”
……….Il guerriero che ha compiuto una rinuncia totale è completamente nudo e aperto, addirittura senza pelle o tessuto. Ha rinunciato a indossare una nuova corazza o a farsi crescere una pelle spessa, quindi ossa e midollo sono esposti al mondo. E’ in grado di essere ciò che è, senza provare timore.
A questo punto, dopo aver rinunciato completamente alla sua intimità e comodità, il guerriero, paradossalmente, si sente più solo. E’ come un’isola, sola in mezzo ad un lago. Traghetti occasionali e pendolari vanno avanti e indietro dalla spiaggia all’isola, ma tutta questa attività non fa che esprimere ancor più l’isolamento, la solitudine dell’isola. Sebbene il guerriero dedichi la vita ad aiutare gli altri, si rende conto che non potrà mai dividere tutta la sua esperienza con gli altri. La pienezza dell’esperienza infatti è solo sua ed egli deve vivere con la sua verità. Tuttavia il suo amore per il mondo cresce sempre di più. Questa unione di rapporto amoroso e isolamento è ciò che lo rende capace di perseverare nell’aiutare gli altri. Rinunciando al suo mondo privato, il guerriero scopre un universo più vasto e un cuore sempre più infranto. Tutto ciò non è motivo di tristezza bensì di gioia. Significa entrare nel mondo del guerriero.
IERI........
su, mamma, sei pronta?-
La mamma si fa sulla porta che immette nell'altro ambiente:
Eccomi! Eccomi! Volevo solo darmi un po' di profumo!
Manca poco a mezzogiorno, e laggiù, dove ci aspettano, in quella grande e solida casa di campagna, al tocco...ci si mette a tavola!
Chiudo la porta dell'appartamento nel quale viviamo; è un palazzotto antico, molto antico, ma senza alcuno sfarzo. Mi hanno detto che forse, una volta c'era un convento di suore: sarà vero? Le scale che scendiamo sono ripide e faticose, prima di immetterci in un ampio corridoio, come s'usava una volta. La mamma scende subito dietro a me, tenendosi al corrimano, timorosa sempre d'incespicare.
Non è bella davvero, questa casa molto trascurata, proprio nel centro della cittadina, eppure per me- che ci sono venuta dopo le mille traversìe della mia vita- è la sola, vera casa,che abbia abitato. Mio padre, tanti anni fa, quando vi approdarono dopo un lungo peregrinare di una vita sofferta e difficile,seppe trarre da due grandi stanze dalle proporzioni e dalla disposizione inusuali, un ambiente dal vero sapore di “casa”. Ogni volta che, rientrando da fuori, ne varco la soglia, il fiato grosso per aver salito in fretta fino al secondo piano, il color giallo della tapezzeria alle pareti, dei globi di vetro del lampadario,pure di un bel colore solare, sembrano risplendere, illuminando l'allegrezza dell'ambiente, dove cuscini coloratissimi e la fodera del divano accanto alla finestra, creano quell'insieme affettuoso. Il mio babbo era daltonico, e vedeva solo quel colore e la mamma, adorava i colopri vivaci, i fiori stampati sulle stoffe, proprio come amava cucire i begli abiti variopinti nei quali era maestra!
La giornata è limpida, nel sole olmai alto ed i vecchi palazzotti che costeggiano la strada, sono già ornati di geranei rosseggianti alle anguste finestre. La nostra piccola utilitaria ci aspetta al margine dell'inesistente marciapiedi. Le campane della chiesa vicina snodano i loro rintocchi gioiosi: annunciano l'Elevazione a tutti coloro che la vogliono sentire. Il frullo improvviso di alcuni piccioni fra i tetti bassi. Un buon profumo appetitoso sfuggito da qualche cucina.
Il tragitto è breve, e si snoda fra i campi dove l'erba nuova è ingioiellata di ranuncoli gialli, margheritine timide e pozzanghere azzurre di quei fiorellini chiamati “Occhi della Madonna”. Procedo adagio per potermi godere la vista della primavera ormai inoltrata; anche le viti ormai fioriscono e le zolle al di sotto luccicano ancora della brina notturna, non ancora asciugata dal sole.
Rammento! Questa stessa strada, quante volte l'ho percorsa con la mia biciclettina azzurra ( un colore assurdo che era servito a nasconderne la vecchiezza) pedalando adagio, perchè la mia “nonna Piccina” mi sgambettava dietro. Povera nonnina! Non era mai andata su di una bicicletta, in tutta la sua vita!
Ecco l'angolo dove la strada svolta a sinistra, e come sempre, ricordo con nostalgia la Madonnina di ceramica che c'era a quei tempi, semisepolta dai rami invadenti di un roseto.
Ora non c'è più, come tante, troppe cose di quei tempi lontani, sono mutate.
Lancio un breve sguardo al mio fianco, e sorrido rispondendo al sorriso solo un poco velato della mia mamma, mentre ci avviciniamo alla grande casa dai mattoni rossi.
Quanta importanza ha avuto questa casa per tutti noi: sono certa che lo stesso pensiero affettuoso si sia affacciato dietro gli occhi già sorridenti di mamma.
Se gli anni della guerra non sono stati così tragici per me, lo devo al tempo che ho trascorso qui, assieme ai miei cari nonni. Loro hanno certamente avuto le mille paure e le mille angosce che quei tempi terribili portavano ogni giorno, eppure sono riusciti a nasconderli a me piccina.
Ricordi che s'affollano, che turbinano attorno a me, in uno svolgersi velocissimo d'immagini sempre vive.
Come avranno fatto ad esempio, quella volta in cui alcuni giovanissimi soldati tedeschi in fuga dal fronte, si affacciarono alla porta di casa, a non comunicarmi lo spavento che prese tutti, facendoci rintanare al piano di sopra, nel granaio, dove intere famiglie si erano rifugiate. Infatti, solo i nonni e la mia zietta Irma, ebbero il coraggio di fronteggiarli, cercando di placarne l'evidente disperazione e limitandone la furia. Il nonno riuscì a capire che erano affamati – e non era mica difficile- e disse alla “nonna Piccina” di mettersi alla madia ad impastar piadine.
Di sopra, tutti gli altri sapevano solo tremare di paura e...tacere, soprattutto cercando di non far fare alcun rumore ai bambini essi stessi impauriti dai grandi.
Mentre nonna impastava e “tirava” una dopo l'altra le classiche “piadine” rotonde, nonno le andava stendendo sulla piastra di ghisa della cucina a legna, dove in pochi minuti si cuocevano. Seppi in seguito che spillò anche un poco di vino leggero (quello che usualmente si chiamava “vinello”, per non farli ubriacare) mentre i soldati s'abbuffavano, senza più pensare a cercar di rubare altro.
Sicuramente ci salvarono tutti quanti eravamo, nascosti lassù nel granaio.
La storia finì verso sera, dopo che la mia zietta Irma dovette lavare in un mastellone tutta la roba imbrattata che i soldati le avevano affidato, mentre, finalmente sazii si erano addormentati stremati, buttati lì sul pavimento, dove si trovavano.
Naturalmente la maggior parte di questo racconto ci venne dopo, assieme al particolare della “nonna Piccina” mentre salvava – tenendolo per la codina- l'unico maialino dello staio, che strillava a più non posso, mentre i soldati tentavano di rubarcelo. Non vidi, ma quel racconto poi lo sentii ridire cento volte, la sera, nella stalla calda, dove ci rifugiavamo prima di andare a dormire.
Il ruminare negli stalli, lento e metodico dei buoi accompagnavano i discorsi dei “grandi” che via via si affievolivano, mano a mano che noi bambini cedevamo al sonno.
Quell'immagine nonostante il pericolo che si porta dietro, mi fa sempre sorridere: la nonna era davvero piccina, un “soldo di cacio” come si dice, eppure per salvare quel bene prezioso per tutti noi, era riuscita a mettere in fuga quei poveri disgraziati in fritirata.. Certo la vicinanza e l'esempio del suo tanto amato e quasi deificato uomo, le aveva fatto trovare il coraggio.
Ma eccoci arrivate e posteggio la mia piccola auto in cortile, proprio sotto il grande albero di fico già adornato delle prime gemme.